domenica 29 novembre 2009

Domenica 6 dicembre 2009 - II Domenica di Avvento

PRIMA LETTURA
Dal Libro del Profeta Baruc (Bar 5, 1-9)
Deponi, o Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione, rivèstiti dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre. Avvolgiti nel manto della giustizia di Dio, metti sul capo il diadema di gloria dell’Eterno, perché Dio mostrerà il tuo splendore ad ogni creatura sotto il cielo. Sarai chiamata da Dio per sempre: Pace della giustizia e gloria della pietà. Sorgi, o Gerusalemme, e stà in piedi sull’altura e guarda verso oriente; vedi i tuoi figli riuniti da occidente ad oriente, alla parola del Santo, esultanti per il ricordo di Dio. Si sono allontanati da te a piedi, incalzati dai nemici; ora Dio te li riconduce in trionfo come sopra un trono regale. Poiché Dio ha stabilito di spianare ogni alta montagna e le rupi secolari, di colmare le valli e spianare la terra perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio. Anche le selve e ogni albero odoroso faranno ombra ad Israele per comando di Dio. Perché Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia e la giustizia che vengono da lui.

SECONDA LETTURA
Dalla lettera di San Paolo Apostolo ai Filippesi (Fil 1, 4-6.8-11)
Fratelli, prego sempre con gioia per voi in ogni mia preghiera, a motivo della vostra cooperazione alla diffusione del vangelo dal primo giorno fino al presente, e sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. Infatti Dio mi è testimonio del profondo affetto che ho per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

VANGELO
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 3, 1-6)
Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto. Ed egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaia: Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato; i passi tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spianati. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!

COMMENTO ALLE LETTURE
La comparsa di Giovanni Battista è il prologo immediato dell'evento della salvezza che inizia con la venuta del Signore. I dati cronologici sono espressi nello stile della Bibbia. Il tempo della salvezza inizia il quindicesimo anno dell'impero di Tiberio Cesare, cioè nell'anno 28 della nostra era. Tutti i dati riportati da Luca sono scrupolosamente esatti. Giovanni Battista agisce come i grandi profeti del passato e si riallaccia alla tradizione profetica. La parola di Dio lo chiama, lo mette al proprio servizio e continua ad essere la forza dominante della sua vita. La parola di Dio sta per compiere il suo ingresso decisivo non più nella storia d'Israele, ma nella storia dell'umanità; per questo nella sintesi della situazione storica posta all'inizio di questo capitolo sono ricordate la suprema autorità dell'impero romano e le autorità subalterne, compresi i sommi sacerdoti Anna e Caifa. Giovanni è l'araldo che precede il suo Signore e proclama ciò che sta per accadere. Il messaggio che egli annuncia è il battesimo di pentimento per la remissione dei peccati. La conversione è la condizione preliminare: per mezzo di essa l'uomo si rivolge a Dio, riconosce la sua verità e la sua volontà, si allontana dai propri peccati e li condanna; e in questo consiste essenzialmente la penitenza. Il battesimo, l'immersione nel Giordano, collegato con una confessione dei peccati (Mc 1,5), deve sigillare questa volontà di ravvedimento e contemporaneamente garantire la remissione dei peccati da parte di Dio. Il battesimo dà ai penitenti la consapevolezza che il loro pentimento è valido, che viene riconosciuto da Dio e che quindi è in grado di salvarli dall'imminente giudizio. Chi ha ricevuto il battesimo di Giovanni è ben preparato a far parte del nuovo popolo di Dio. Si esige però che il pentimento sia autentico e accompagnato dal mutamento di vita. Ciò che Giovanni annuncia è nuovo e grande: sta per cominciare il tempo del compimento delle promesse di Dio. La voce di Giovanni si leva nel deserto e invita a preparare la via del Signore che viene. La preparazione della strada va compresa in senso religioso e morale: significa penitenza, conversione a Dio, battesimo di pentimento per la remissione dei peccati. Preparare la via del Signore significa rimuovere gli ostacoli che impediscono il suo accesso nel cuore dell'uomo. Dio non può entrare dove c'è orgoglio e arroganza (monti e colli), freddezza o indifferenza (burrone). Occorre eliminare le aspirazioni smodate e sregolate, la presunzione, la pigrizia spirituale e mentale, le tortuosità e gli inganni. L'umanità è ingombrata da centri di potere e da squilibri sociali. Queste e altre cose devono scomparire per fare spazio alla salvezza di Dio. Sono le stesse previsioni cantate da Maria: "Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili" (Lc 1,52). La salvezza del Signore è universale, è destinata a tutti. L'unica condizione per riceverla è che ognuno si senta peccatore e bisognoso di essere perdonato e salvato da Dio.

Fonte: LaChiesa.It - da un’omelia di don Lino Pedron

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